Crisi di governo: occasione per una svolta culturale

Questa crisi di governo ha aperto un grande dibattito politico. C’è molta confusione, ma per non ridursi a discutere solo di alleanze e maggioranze, credo occorra rimettere al centro i grandi valori che devono segnare la politica, quella vera, quella con la P maiuscola. Si faccia un dibattito sulle visioni di società e di futuro, sui valori etici fondanti, lasciando poi alla politica la capacità di tradurre in pratica, e con gradualità, gli orientamenti che si hanno.

Mi permetto di suggerire alcuni grandi temi cominciando dal rileggere l’enciclica Laudato Si di Papa Francesco cogliendone tutta la complessità. Qui il tema ecologico è integrato a visioni di economia e di società connesse alla lotta alla povertà e alle diseguaglianze. Sono questioni che devono entrare anche nel patrimonio culturale e formativo delle nostre comunità e che devono incidere sulle decisioni politiche.

Un altro argomento centrale, che viviamo anche nell’esperienza quotidiana della Casa della carità, è quello sanitario e della cura di soggetti fragili come malati, persone con disabilità fisiche o con disagio psichico, grandi anziani. Riguarda e riguarderà sempre di più le nostre società e per questo diventa più che mai urgente porre la questione, ad esempio, delle Case della salute, dove la salute non è solo sanità, ma motore di una nuova identità comunitaria, strumento di coesione sociale e di benessere.

Altre grandi tematiche che dal nostro osservatorio di Casa della carità avvertiamo come prioritarie sono la povertà, che è da contrastare anche da un punto di vista educativo e quindi da legare alla formazione di una coscienza civile; l’immigrazione da scollegare da una visione esclusivamente legata alla sicurezza, ma da considerare come capacità di diventare risorsa edificando processi di inserimento, di regolarità, di coesione sociale; la giustizia intesa come contrasto a fenomeni, gestititi soprattutto dalla criminalità organizzata e che incidono sulla vita di chi soffre di più, come droga, tratta, caporalato.

Si tratta di temi che apparentemente sono singoli, ma che in realtà contengono una visione di consapevolezza del bene comune che deve trovare poi corrispondenza sul piano politico. Per fare ciò c’è bisogno di grande vitalità da parte della società civile, dei corpi intermedi, di una sussidiarietà partecipata non solo gestionale e quindi legata a movimenti civici e a esperienze di amministrazione locale virtuosa. Anche il Terzo settore deve darsi uno scossone ed essere capace di portare nel dibattito pubblico i propri elementi di valutazione.

C’è bisogno di una svolta culturale dove centrale è il valore dell’Altro come risorsa e non come problema. Una svolta da realizzare anche con un linguaggio nuovo, il linguaggio della mitezza da contrapporre a quello spesso violento che invade i cosiddetti social network.

 

 

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