Il Coronavirus e la solitudine degli ultimi

La situazione che stiamo vivendo negli ultimi giorni, legata alla vicenda sanitaria del Coronavirus, è certamente molto seria. Anche in questo scenario, però, non dobbiamo dimenticare che ci sono tante persone fragili. Mi arrivano personalmente diverse sollecitazioni da parte di genitori con figli con problemi di salute mentale sui quali questo clima di paure e incertezze fa esplodere una sofferenza incontrollabile. Pertanto non dobbiamo tralasciare, a maggior ragione in un periodo come questo, l’attenzione verso i più deboli.

Quello che stiamo facendo in Casa della carità di fronte a questa emergenza è ovviamente improntato al rigore delle precauzioni, senza mai dimenticare che al centro ci sono gli ultimi perché da loro nasce una visione che richiama la centralità del bisogno di attenzioni che tutti hanno, a partire da quelle famiglie che più sentono la sofferenza.

Ci prepariamo, anche con investimenti professionali, a continuare ad accogliere chi bussa in varie forme alla nostra porta, magari con contatti telefonici, appuntamenti mirati, incontri programmati in ambulatorio. Il punto è non far sentire soli coloro che solitamente sono già i più soli.

Tra poco entreremo nel periodo di Quaresima e della traversata nel deserto. La solitudine richiama il bisogno di solidarietà e quindi, pur nell’essere rigorosi e attenti, non dimentichiamo, a partire dalle istituzioni, quei luoghi come i dormitori o le mense dai quali dobbiamo rilanciare i valori dell’attenzione e della cura verso i più fragili. È prima di tutto un approccio culturale che non dobbiamo mandare in naftalina.

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